La Filosofia

L’azienda ha scelto per noi. Ci ha investito di una responsabilità, con la sua bellezza forte e le eccezionali potenzialità di cui è dotata. Ci ha convinto che l’Orvieto era una scommessa da vincere, una carta da giocare in totale controtendenza con il mercato e con la moda. La vocazione del luogo, la storia della città e del suo territorio sono gli aspetti che hanno dato solidità alle nostre scelte.

La famiglia tiene unito il nostro lavoro, non una semplice suddivisione di compiti, ma un comune sentire, innamorati come siamo di quello che ogni giornata passata qui ci regala. Sappiamo che vivere e lavorare al Palazzone è un privilegio, e questa sensazione diventa certezza proprio quando le cose si fanno difficili. Rispettiamo la tradizione del vino Orvieto nella composizione dell’uvaggio lasciando che Grechetto, più immediato e fragrante, e Procanico, più serio e minerale, affermino la loro personalità. Amiamo l’idea che possa nascere il profilo di un bianco dell’Italia centrale: leggiadro ma incisivo, mediterraneo e al tempo stesso dotato di una fibra serrata.
Siamo orgogliosi di fare un bianco dal prezzo incoraggiante, vogliamo invitare le persone a godersi un vino affidabile che “sente” la differenza tra le vendemmie.

La nostra concezione del vino è intimamente legata al vigneto, solo da lì possono uscire le vere soddisfazioni, quelle che restano. I vitigni dell’Orvieto non hanno l’espressività solare di alcune uve “facili” e così anche i loro margini di miglioramento non sono così immediati, per questo il lavoro nel vigneto si affida alla continuità più che a scelte miracolose. La nostra è una vera e propria rieducazione qualitativa.

E’ tutto cominciato con l’assaggio di alcuni vini fatti in modo artigianale quando l’azienda serviva solo a fare il vino per la casa. Ci ha colpito l’integrità di alcuni bianchi che pur fatti in modo rudimentale avevano raggiunto con disinvoltura i dieci anni. Nello stesso modo abbiamo progettato i primi vini dolci, da impressioni fugaci, fulminanti, donate da qualche bottiglia contadina.
La fermentazione e la scelta di porli in commercio dopo una congrua maturazione in cantina – non sono mai fuori prima della primavera inoltrata – è legata alla complessità di cui l’Orvieto è capace con il passare dei mesi. Si trasforma sotto i nostri occhi, lascia andare la sua facilità giovanile e assume una fisionomia più articolata, si lascia scoprire senza concedersi tutto in una volta, si lascia ricordare con piccole emozioni e senza strafare.

Abbiamo anche noi voluto provare la tentazione di un rosso “importante”, è nato dunque l’Armaleo, che rimarrà di certo una esperienza bellissima e preziosa, dalla quale abbiamo però imparato che per rimanere attaccati al nostro territorio sono le uve autoctone l’obiettivo primario.

Per questo investiremo le nostre energie sul Sangiovese, pur sapendo che il cammino sarà impegnativo come lo è dedicarsi all’Orvieto. Ma stare al Palazzone vuol dire affrontare sfide difficili, ci sembra l’unico modo per ricompensare il posto che ci ha scelto.